mercoledì 25 novembre 2009

Il patito di Big Jim

Da quattro giorni ho leggermente modificato le mie abitudini. Non gioco più alla playstation appena alzata, bensì...leggo!
Leggo di storie che parlano di un posto che pochissimi visitano nella loro vita, un posto dove i 60 gradi sotto zero (sì, ho scritto proprio 60) ti obbligano ad uscire con una mascherina sugli occhi, sennò ti si ghiacciano le lacrime e rischi la cecità.
Chi mi scrive ha gli iceberg che gli passano a duecento metri dalla finestra e ci tiene a ricordarmi che quando sono andata a vedere Titanic ho fatto una figura di merda cadendo come il quattro di spade e seminando noccioline caramellate per tutto il cinema.
Poi mi si danno informazioni tecniche, del tipo:

"'sti giorni ho dovuto scaricare un sacco di dati che si erano persi...
era un lavoraccio da fare a mano, e ho ringraziato me stesso per aver
scelto di fare il programmatore :-D
mi sono scritto un programmino che si collega direttamente alla memoria
dell'acquisitore e si scarica giorno per giorno, flusso per flusso,
tutti i dati ancora presenti nel sistema di acquisizione (tutto per
colpa del cambio di generatore di corrente in base che impalla i
sistemi!) :-)
un lavoro che sarebbe durato almeno una settimana (fatto a mano) invece
col programmino ha lavorato il computer tutta la notte DA SOLO! :-D una
rottura de palle in meno ;-) ...l'ho inviato in Italia, probabilmente
servira' anche ai sistemi che abbiamo su, in caso di fault..."

Insomma, chi mi scrive altri non è che Ryoga. Quel Ryoga.
Quel Ryoga che dodici anni fa aveva un tower perennemente incasinato di fili multicolore sotto la scrivania e che bestemmiava in sanscrito ad ogni ammutinamento da parte del pc, mentre io ero sul suo letto a leggere Dragon Ball e a prenderlo per il culo.
Quel Ryoga che aveva un rally viola con cui si perdeva per tutta Roma. Ogni volta dovevo prendere in mano chiavi e situazione e riportarlo a casa, prendendolo per il culo.
Quel Ryoga che piangeva sempre davanti a "L'attimo fuggente", mentre io lo prendevo per il culo.
Quel Ryoga, quello stonato come una campana, che io prendevo sempre per il culo.
Proprio lui.
In effetti non ho mai raccontato sul blog com'è "finita" tra noi, dopo la nostra breve parentesi estiva.
Abbiamo vissuto tre settimane meravigliose lo scorso luglio/agosto. Abbiamo fatto (di nuovo, dopo dieci anni) tutto quello che fanno le coppie normali: siamo andati in canoa di notte con un mare che definirlo "incazzato nero" è un eufemismo, ci siamo fottuti una trentina di pannocchie da un campo lì vicino per fare un pic-nic notturno sulla spiaggia, abbiamo giocato a schiaccia sette in mezzo alla strada tra i clacson delle macchine e i vari "ma guarda 'sti du' stronzi!", siamo andati in moto di notte in mezzo al bosco con le luci spente etc.
Insomma quelle cose lì, quelle che fanno tutti...i coglioni come noi.
La parentesi estiva è stata aperta esattamente sabato 18 luglio alle ore 1,35 del mattino.
Io ero seduta sul parapetto del belvedere vista lago, vanto del paese dove vive Ryoga, e lui era lì a parlarmi del nuovo circolo informatico che stava mettendo su "perchè 'sti regazzini de oggi smanettano er computer senza capinne 'na ceppa". Così, seguendo un'ispirazione, ha spostato la coppeta vuota del mio frozen yogurt, si è seduto accanto a me e mi ha dato un bacio.
Un bacio.
Poi ci siamo ritrovati davanti alla porticina del circolo e lui mi ha fatto cenno di sedermi sul gradino all'ingresso "Vado a pija du' bire, va'!".
E arriviamo all'immagine che, da allora, rivivo ogni notte poco prima di prendere sonno.
Lui, a metà della discesa che separa il circolo dal bar in piazzetta, si volta e mi guarda. Io ricambio lo sguardo e poi mi soffermo sulla targa davanti a me (via Garibaldi) , sullo scorcio sul lago che ho di fronte e sulla costellazione della Lira sopra alla mia testa. Siccome non sento i passi di Ryoga, mi giro di nuovo verso di lui, che è ancora lì a guardarmi con un'espressione da "ma che daverodavero?". A quel punto mi alzo, vado verso di lui, gli do un altro bacio e una spinta, della serie "vai a pija 'ste bire che dopo er frozen yogurt c'ho sete!".
Non so se rendo l'idea. Dunque: una storia di due anni, seguita da un'amicizia di dieci anni, seguita a sua volta da un bacio non premeditato.
Non capivamo e la cosa ci divertiva, anzichè preoccuparci.
Dopo il cin cin con le bottiglie siamo entrati nel circolo deserto e...abbiamo passato lo smalto sui tavolini di legno con due pennelli cinghiale. Ogni volta che i nostri sguardi si incrociavano, scattavano risatine isteriche da parte mia e svariati "cazzo ridi?" da parte sua.
Tre settimane dopo è successa una cosa molto simile a questa.
Da allora ci siamo sentiti diverse volte, ma sempre e solo su fb. Le solite cose: qualche battutina sulle mie foto inglesi, i suoi aggiornamenti di stato con il numero dei giorni che lo separavano dalla partenza e poco altro.
E poi, senza preavviso, la sua prima email dall'altra parte del mondo, nella quale mi informava che erano dieci anni che non leggeva "Il Barone Rampante" e che aveva messo in valigia proprio la copia che gli avevo regalato io a suo tempo.
Io ho risposto, descrivendogli la mia nuova vita per sommi capi, concludendo con un "buon lavoro e fatti sentire quando torni".
Lui, nel giro di tre quarti d'ora ha ribattuto "e se mi faccio sentire anche prima?"
E io: "e se a giugno vieni qui a Londra a sentire i Green Day?".
Però non gliel'ho scritto. L'ho solo detto ad alta voce e, con ogni probabilità, non mi ha sentito.
Lo saprà all'ultimo momento!
Verrà qui e faremo tutto quello che ci passerà per la testa come abbiamo sempre fatto.
L'unica nota negativa in tutto questo è che siamo entrambi fottuti a vita. Credo che ci porteremo sempre appresso il modo di essere e di stare con gli altri che ci siamo appiccicati addosso a vicenda, sempre e comunque, in qualsiasi relazione ci impelagheremo in futuro.
E questo, naturalmente, non è mai piaciuto nè alle sue nè ai miei partner.
Ma chissenefrega!
Anzi:


Aneddoto divertente:
Papà:-Allora, che se dice?
Io:-Se dice che a giugno torno a sentire i Green Day!!! Vengono a Londra!
Papà:-Ancora?
Io:-Sì!!! E indovina chi viene con me: Ryoga!!!
Papà:-Ah sì, mi ricordo che era un patito di Big Jim.
Io:-Un patito di chi???
Papà:-Eddai, di quello che canta! Come si chiama?
Io:-Si chiama B-i-l-l-i-e J-o-e!!!
Papà:-E vabbè, è uguale!
Io:-...

domenica 22 novembre 2009

...

Sto aspettando che smetta di piovere, perchè devo andare in biblioteca a fare il pieno di manga per la settimana.
Finalmente ho ottenuto la tessera prestito della biblioteca di Baker Street, quella con il più vasto assortimento di fumetti giapponesi!
Nel frattempo vi parlo un po' di Alison, la mia padrona di casa.
Le sue amiche londinesi dicono che è l'incarnazione della tipica donna di Liverpool: spigliata, senza peli sulla lingua, tagliente, diretta e sarcastica. Io la adoro da quando l'ho conosciuta anche perchè il suo modo di parlare a mitraglietta (una media di quattro parole al secondo) mi è estremamente utile nel perfezionamento del mio inglese.
Ultimamente si diverte a dare il voto a tutti i ragazzi con cui sto organizzando il No B Day e a fare stime sulle dimensioni dei loro "John Thomas" (giuro che lo fa davvero).
I nostri scambi di vedute finiscono sempre con una sua domanda, che, come tutte le domande, richiederebbe una risposta. Ma, visto che io non so mai che dire, la domanda diventa retorica e la conversazione finisce lì.
Ad esempio, poco fa:
-Giulia, ho tovato i tuoi guanti in bagno.
-Sì, lo so. Sono guanti esfolianti.
-Guanti che?
E lì le ho attaccato un pippone di venti minuti su quello che sostengo da sempre, cioè l'importanza dell'esfoliazione per grattare via le cellule morte dalla pelle, l'assoluta inutilità dei cosmetici (profumi e deodoranti esclusi), i danni del lavarsi con acqua troppo calda, l'impatto sull'ambiente dei prodotti non biologici e dei relativi involucri di plastica etc.
-Insomma hai capito, Ali? Non c'è bisogno di spendere capitali! Basta solo un po' di tempo ogni giorno e i risultati sono garantiti!
-Sì sì, ho capito. Anzi, sono certa che tu abbia ragione, ma c'è una cosa che mi sfugge.
-Cosa?
-Allora: tu passi un'ora al giorno a scorticarti con questi guanti, poi, quando inviti gli uomini in camera tua, ci parli di politica?
-...

giovedì 19 novembre 2009

Il quadro si chiude e tutto cerchia

  1. Mio cugino pianolista Pink Floyd (nonchè mio commercialista) diventerà papà. La notizia mi ha profondamente scossa, perchè ho visualizzato chiaramente il pargolo. Sono sicura che sarà un maschio, una buona forchetta come quasi tutti suoi parenti stretti e che amerà la musica come suo padre e sua zia. Eh già! Per la prima volta in vita mia sarò "zia Giulia" e non "zia Nina". Vi spiego: finora i miei nipoti sono tutti dalla parte dei parenti di mia madre e io per loro sono Nina (diminutivo del mio secondo nome). Mi dispiace solo che, visto il punto 2, non potrò essere lì per insegnargli a fare il gesto dell'ombrello ogni volta che vede Berlusconi e company in TV, come ho fatto con tutti gli altri mocciosi consanguinei (sia cugini che nipoti).
  2. "I'm quite sure you're in", ha detto la prof B riguardo al mio master. Visto quel "quite" e visto che non c'è ancora nulla di scritto e firmato ci vado con i piedi di piombo, anche se sono tre giorni che zompetto come una palletta di gomma.
  3. Ergo, sono "quite" sicura che per i prossimi due anni sarò a Londra, ma questo lo sapevo già da prima, master o non master.
  4. Mi piace l'idea di tornare ad essere una studentessa: c'è lo sconto del 30% sul trasporto pubblico (unica cosa VERAMENTE cara qui a Londra, oltre all'alcol).
  5. La fantasia vola fino al successivo dottorato. Di sicuro cambierò idea mille volte, ma per momento dico che vorrei farlo in Nuova Zelanda. E voi direte "Cazzo c'entra la NZ con l'archeologia classica?". Non ne ho idea, ma laggiù ci sono ottime università che trattano le mie materie e soprattutto ci sono LE MONTAGNE PIU' BELLE DEL MONDO!!!
  6. Giovedì prossimo sarà un giorno molto importante: avrò il mio codice fiscale inglese. La mia posizione in questo paese avrà una parvenza di regolarità.
  7. In virtù del punto 6 il cugino del punto 1 non sarà più il mio commercialista.
E il cerchio si chiude.

Me ne sono andata e, per giunta, passerò il giorno di Natale qui.
La gente mi dice che sono coraggiosa, ma di certo non sarei partita se in Italia non avessi avuto un background più che solido. Parlo di amici e familiari che sembrano aver capito il perchè della mia partenza, senza lamentarsi o darmi della pazza.
Ripeto: NON sarei partita senza avere la certezza di numerosi punti d'appoggio (che dio o come si chiama li benedica tutti, uno per uno!).
Non sono coraggiosa.
Devo essere semplicemente impazzita.
Ma non pensiamoci più!

domenica 15 novembre 2009

"Scribere conabar verba soluta modis. Sponte sua carmen numeros veniebat ad aptos, et quod temptabam dicere versus erat."

Me stessa mi insegue ovunque, è incredibile! Manco fosse la mia ombra!
Dunque, diciamo che in vita mia ho sempre fluttuato in diversi campi. Ogni tanto ho provato a tirarmene fuori, non "per noia o per paura", ma semplicemente per guardare oltre.
Non ci sono MAI riuscita.
  1. Archeologia: L'anno scorso, poco dopo la laurea, scrivevo sul vecchio blog qualcosa a proposito del fatto che sarei stata un'archeologa per il resto della mia vita, anche senza fare l'archeologa. Qualcuno ricorderà che ho provato a staccare, a cambiare location e a fare la cameriera. Dopo nemmeno due settimane mi è stato offerto un cantiere a Roma e sono tornata indietro (come raccontavo qualche post fa). Ora sono a Londra e faccio l'insegnante/babysitter/colf. Sto bene, sono soddisfatta, trovo che questo lavoro e questa vita siano molto riposanti ed appaganti. Eppure domattina devo incontrare una professoressa, la stessa che ha avuto la gentilezza di informarmi dell'imminente inizio di un master che mi interessa molto.
  2. Musica: A 18 anni ho detto basta con il pianoforte. In effetti non ho più ripreso a suonare davvero. Ma è curioso come TUTTE le persone con cui ho stretto un'amicizia da allora a questa parte siano profondamente legate alla musica. Si va dai grandi appassionati/intenditori ai musicisti/compositori veri e propri. Si va dalla classica, all'opera, al jazz, al rock etc. Si va da persone speciali a persone straordinarie (a quelli che mi definiscono "mielosa" farei conoscere uno per uno i soggetti ai quali mi riferisco. Sono certa che si ricrederebbero).
  3. Cinema/teatro: E qui devo ammettere di non aver mai provato a tirarmene fuori. Forse perchè, da semplice appassionata, non ci sono mai stata dentro, se escludiamo un paio di serate come fonico/tecnico luci. Però mi sono detta più volte che guardare minimo due film al giorno/spendere patrimoni per andare a teatro era roba da monomaniaci. Quindi che ho fatto? Ho provato a smettere. E ci sono riuscita, eh! Peccato che dopo due giorni ho incontrato il mio ex, un attore.
  4. Politica: Per carità, non ne capisco (ancora) un cazzo. Devo studiare e, soprattutto, vivere molto di più per cavarne un ragno dal buco. Certo è che fin da quando avevo 14 anni ho sempre partecipato attivamente alla politica scolastica/universitaria. Da quando sono qui non ho mai smesso di leggere quotidiani italiani etc, ma l'ho fatto da spettatrice, quasi passivamente. Poi, un bel pomeriggio dopo il lavoro, sono entrata in un pub e ho attaccato bottone con un italiano, che si è rivelato essere un mebro del comitato per l'organizzazione del "No Berlusconi Day London". Inutile dire che ci sto dentro fino al collo e che ieri ho tappezzato China Town di volantini. Stasera abbiamo un'altra riunione, seguita da una trangugiata collettiva di Pimm's.
  5. Italia: Beh, qui c'è poco da aggiungere. Ci tengo a precisare che il mio trasferimento a Londra non è stato una fuga dall'Italia, bensì un "mi hanno detto che è un posto più adatto a me" (verissimo, tra l'altro). Per il momento non mi manca, forse perchè ho ancora molto da scoprire dell'Inghilterra. Ma la cosa che comincia davvero a spaventarmi è la mia capacità di riconoscere gli italiani alla prima occhiata. Non è questione di abbigliamento, nè di movenze. E' proprio un modo di esistere tutto nostro.
Poi quando incontri una persona che, non si sa come, contiene tutti questi aspetti, cominci a sentirti perseguitata da te stessa.

A (la mia ultima storia)
  1. è italiano
  2. è un archeologo
  3. è un bassista/compositore (con i controcazzi)
  4. compone colonne sonore per cinema e teatro e ha gusti da intenditore
  5. era nel consiglio d'istituto all'università e ora me lo ritrovo tra i piedi anche nel "No B Day".
In conclusione mi viene da citare Publio Ovidio Nasone, uno dei miei poeti latini preferiti.
Suo padre aveva tentato di allontanarlo dalla poesia, perchè voleva che facesse l'avvocato.
E invece, come Ovidio stesso racconta: “mi sforzavo di scrivere in prosa, ma tutto quello che scrivevo prima o poi veniva fuori in rima e quindi scrivevo in versi”.
Quindi anch'io scriverò in versi e sarò quella che sono sempre stata.
Spero solo di riuscire a farlo bene.

sabato 14 novembre 2009

Sono (momentaneamente) soddisfatta

Academic IELTS (international english language testing system) results:
Band 7 (Cambridge ESOL Level 3)
Has operational command of the language, though with occasional inaccurancies, inappropriacies and misunderstandings in some situations. Generally handles complex language well and understands detailed reasoning.

Insomma, ho raggiunto il livello richiesto dal master che m'interessa. L'ho raggiunto per il rotto della cuffia, è vero, ma non per puro culo.
Ad essere sincera non ripeterei l'azzardo di tentare un esame del genere dopo soli due mesi in Inghilterra e senza aver mai frequentato nessun corso di lingua. Credo che aspetterei, rimandandolo di volta in volta.
Ma, per fortuna, non ho una macchina del tempo e non credo negli oroscopi e nei bioritmi favorevoli, quindi sono sempre costretta a rischiare.
E mi piace.
Cazzo se mi piace!!!

PS: Ora mi concentro sul volantinaggio per pubblicizzare la manifestazione del 5 Dicembre. Ci sarà anche a Londra, sapete?

PPS: Non c'entra una nerchia, ma guardatevi questo!!!


mercoledì 11 novembre 2009

1000000 quid questions (blood sex and booze)

Sono costretta a rimandare ulteriormente la recensione sul Live dei Green Day per rispondere ad una serie di domande che mi sono state poste negli ultimi mesi.
Fa piacere constatare che la gente si interessa ai numerosi aspetti della vita di quest'italiana a Londra. Tale interesse viene quotidianamente esemplificato dagli interrogativi estremamente vari a cui sono chiamata a rispondere.
Ad esempio:
  1. Ma è vero che gli inglesi scopano come le bestie?- nel senso di "divinamente"
  2. Un'amica mi ha detto che la meglio trombata della vita sua se l'è fatta con un inglese. Tu che mi dici?
  3. L'unica volta che ho chiesto a qualcuno di lasciarmi un segno addosso è stato durante la vacanza studio in Inghilterra. Due di Manchester in due sere. Uno meglio dell'altro. I londinesi come se la cavano?
  4. Ma a quanti sei arrivata?
  5. La padrona di casa non dice niente quando ti porti qualcuno?
  6. Ma poi rimangono a dormire da te o li butti fuori?
  7. I preservativi quanto costano?
  8. A me farebbe strano farmi uno che parla un'altra lingua. Che dici?
  9. Ma a letto usano gli slang?
La numero 9 (GIURO che me l'hanno chiesto davvero) è la mia preferita.
Poi ci si è messa anche Alison, la padrona di casa, quando l'altra sera è entrata in camera mentre mi mettevo il piagiama. Ho notato che indugiava con lo sguardo sulle mie gambe piene di lividi.
-Hai visto?-faccio io-tra la bicicletta e la piscina con i bambini comincio a sembrare un dalmata.
-Bicicletta e piscina, eh?
-Sì: bicicletta e piscina, perchè?
Mi ha scoccato uno sguardo molto eloquente senza rispondere.
Allora, una volta per tutte: l'unica mezza relazione che ho avuto a Londra è stata con uno che non solo è italiano, ma anche romano e residente a due chilometri da casa dei miei. Inoltre siamo stati compagni di università.
Punto e basta.
Posso invece dirvi che quelli che ho conosciuto sono ragazzi perbene, nel senso che se ti va di parlare/ballare/bere qualcosa sono felici di farti compagnia, altrimenti ti lasciano in pace e tornano ai loro tavoli a sfondarsi di pimm's.
In effetti, a parte tutto, sto interagendo poco.
Continua la fase di osservazione, durante la quale la mia curiosità prevale sulla voglia di divertirmi.
Ma, come dico sempre, lo studio e la riflessione hanno senso solo se applicati o finalizzati alla vita pratica.
Quindi un giorno darò un senso a tutto questo riflettere.
Eheh!!!

PS: Rimanendo in tema Green Day, questa è tutta per lui:


Waiting in a room
All dressed up and bound and gagged
To a chair
It's so unfair
I won't dare move, for the pain
She puts me through is what I need
So make it bleed

I'm in distress, oh mistress
I confess so do it one more time
These handcuffs are too tight
You know I will obey, so please
Don't make me beg
For blood, sex and booze you give me

Some say I'm disturbed
But it's what I deserve, another lesson
To be learned...from a girl called kill
My head is in the gutter
Thank you sir, strike up another mandolin
Of discipline
Throw me to the dogs
Let them eat my flesh down
To the wood
It feels so good

lunedì 9 novembre 2009

Niente, avevo solo voglia di sparare qualche minchiata dalla Svizzera

Mi sono appena alzata.
Sono a Zurigo e tra un paio d'ore sarò sull'aereo per Londra.
Ho capito tre cose:
  1. Le persone si portano sempre dietro se stesse dovunque vadano. Per il momento mi sto abbastanza simpatica, quindi no problem.
  2. Non sono i complimenti a darmi fastidio e a mettermi in imbarazzo. Voglio dire, non credo che quelli che hanno una buona opinione di me abbiano torto. Se qualcuno mi dice che sono in gamba sono io la prima a crederci, ma la domanda è: me lo ha detto per farmi piacere o semplicemente per fare una bella figura? Nel secondo caso la domanda è sempre la stessa: serve qualcosa, di grazia?
  3. Billie Joe Armstrong è in assoluto l'ultima persona al mondo che caccerei dal mio letto.
A presto per i dettagli sul concerto di ieri sera. Ora vado a bere il latte caldo della fattoria, ottimo rimedio contro l'afonia post Green Day, e a mangiare un metro quadro di cioccolato.
Voi sentitevi questa.